giovedì 19 ottobre 2017

Il DdL Urbanistica scaricherà 9 milioni di metri cubi di cemento sulla fascia costiera



Dopo qualche settimana di informazioni intermittenti, registriamo le dichiarazioni pubbliche del Presidente Pigliaru e dell’Assessore Erriu sul ddl Urbanistica; un po' di luce nel buio che autorizzerebbe un certo ottimismo. Una conferma nelle discordanti interviste dell'Assessore Erriu mandante in onda nelle due edizioni del TG3 RAI Regione del 18 Ottobre scorso.
In realtà non si dissolvono le nebbie dell’incertezza e permangono nelle loro dichiarazioni diverse ambiguità. 

Ci riferiamo, tra l'altro, alla ricorrente evocazione del vincolo nella fascia dei 300 metri dalla battigia, senza all’opposto mai citare quanto previsto nel Piano Paesaggistico Regionale (PPR), secondo cui la massima tutela è invece riferita all'intera fascia costiera, ben più estesa dei 300 metri dal mare, vincolati peraltro da stringenti norme di rango sovraordinato.
La Consulta Ambiente e Territorio della Sardegna ha avuto modo di esprimersi sulle altre criticità del ddl, in particolare su quelle contenute nell’art. A4 del suo Allegato, con una recente nota tecnica, richiamata dalle Associazioni Ambientaliste che aderiscono alla Consulta.
La Giunta Regionale, evidentemente sensibile al coro di perplessità suscitato dai controversi articoli del ddl, sostiene finalmente la necessità di aprire il confronto e auspica che tutte le parti interessate possano partecipare a scelte strategiche sul governo del territorio della Sardegna.
La Consulta ritiene opportuno che questa discussione debba partire dalle questioni essenziali, oramai evidenziate da mesi; servirebbe a ristabilire il giusto clima se, ad esempio, si rimuovessero dal confronto le previsioni più azzardate, come quelle dell'art. 43 che attribuiscono alla Giunta Regionale, ovvero al Consiglio, un potere derogatorio che si ritiene inammissibile.
Un altro aspetto riguarda la possibilità prevista dal ddl di riproporre aumenti volumetrici per le strutture ricettive all’interno della fascia costiera (art. 31), addirittura anche per quelle che ne avevano già beneficiato in precedenza (art. 31, commi 6 e 7); di fronte alla possibilità di ampliamenti volumetrici, foriera di ulteriore consumo di suolo, la Consulta si esprime in maniera nettamente contraria.
Un altro punto controverso è rappresentato dall'art. A4 che ammette, sempre nella fascia costiera, ulteriori incrementi volumetrici non consentiti dalle disposizioni vigenti e dallo stesso PPR; incrementi che sarebbero destinati anche a residenze stagionali, ossia a seconde case ad uso turistico, finanche negli ambiti più sensibili del paesaggio costiero.

Secondo i calcoli effettuati dalla Consulta, il citato art. A4 modificherebbe profondamente la previsione di contenimento delle volumetrie costiere; uno stop deciso negli anni Novanta e recepito sia dalla ‘Legge Salvacoste’ del 2004 che dallo stesso PPR. Un ripensamento che produrrebbe un impatto di circa 9 milioni di metri cubi, senza che peraltro se ne faccia menzione nelle note allegate al ddl.
Si tratterebbe di una evidente e grave contraddizione rispetto a quanto enunciato dallo stesso ddl a proposito del contenimento del consumo di suolo, in palese violazione del PPR.
La Consulta chiede pertanto una profonda revisione dell’attuale ddl, ritenendo inderogabile il rispetto delle previsioni elaborate dalla ‘Legge Salvacoste’ e dallo stesso PPR, che conferma quelle previsioni nelle relative Norme di Attuazione. In aggiunta, la Consulta sollecita la Giunta Regionale a concentrare la sua azione sulla fondamentale estensione del PPR alle cosiddette zone interne, così come previsto dal Codice del paesaggio.
La Consulta Ambiente e Territorio della Sardegna auspica l'approvazione di una Legge Urbanistica che consolidi le previsioni del PPR, finalmente estese all'intero territorio regionale, come del resto previsto dal programma elettorale dello stesso Presidente Pigliaru.
Li, 19 ottobre 2017


La Consulta Ambiente e Territorio, attiva da alcuni mesi, può contare sull'apporto tecnico di esperti in diverse discipline

Fanno parte del gruppo di lavoro:
- i rappresentanti delle associazioni Carmelo Spada (WWF), Stefano Deliperi (GRIG), Graziano Bullegas (Italia Nostra), Tore Sanna (Federparchi);
- i liberi professionisti Daniela Addis (avvocato esperto in diritto dell'ambiente e del mare), Giuseppina Angioni (chimica farm. spec. Scienza dell'Alimentazione), Maria Laura Cadeddu(geologa), Ignazio Camarda (botanico), Roberto Corbia (urbanista, gruppo G124/2014 a supporto del sen. Renzo Piano), Paola Correddu (medico), Massimo Dadea (medico), Enrico Deplano (dr in Lettere-Storia e critica dell'Arte, PhD in Ing. - Sostenibilità Arch. e Planning), Salvatore Dessena (architetto), Mauro Gargiulo (ingegnere, responsabile energia Italia Nostra Sardegna), Antonietta Mazzette (dir. del dipartimento Scienze politiche,  della comunicazione e ingegneria dell'informazione – Uniss) , Giuseppe Melis (docente Marketing Turistico - UniCA), Maria Paola Morittu (giurista dei BBCC, vicepresnaz.le Italia Nostra), Sandro Roggio (architetto),  Alessio Satta (ingegnere ).
Gesuino Muledda (Rosso Mori) e Thomas Castangia (Possibile) hanno contribuito al progetto di cooperazione tra le associazioni e i movimenti ambientalisti sardi e alla organizzazione di iniziative della Consulta.
La Consulta può contare su un rapporto di collaborazione con il FAI.

martedì 10 ottobre 2017

Materiali per un'urbanistica sostenibile

Sabato 14 Ottobre 2017, ore 10. - Palazzo Boyl - Milis

L'approvazione da parte della Giunta Pigliaru del Disegno di Legge sul governo del territorio  senza coinvolgere la comunità e tantomeno i portatori di interesse ha rappresentato una rottura significativa nei  rapporti tra cittadini e istituzione regionale.
L'aver poi coinvolto nella discussione preparatoria del DdL e nei successivi incontri istituzionali una parte della classe imprenditoriale è esplicativa degli interessi che il provvedimento legislativo intende tutelare.

Le iniziative della Consulta delle Associazioni Ambientaliste, i seminari di LAMAS e di alcuni comitati di cittadini, l'informazione di sardegnasoprattutto, sopperiscono per fortuna alla totale assenza di informazione e di confronto da parte della Giunta Regionale, che su questo tema avrebbe volentieri fatto a meno del dibattito e delle notizie che hanno interessato alcune tra le piú importanti testate giornalistiche nazionali.

L'iniziativa di sabato a Milis si inserisce in un percorso piú ampio, un  Seminario itinerante "Materiali per un’urbanistica sostenibile" in vista del Convegno "Sostenibilità come opportunità di sviluppo della Sardegna" previsto a Cagliari, a chiusura di un percorso di confronto e di elaborazione in diversi comuni della Sardegna.

Chiunque  può partecipare ed intervenire nella discussione ai Seminari, un modus operandi che interpella tutti, a partire da chi possiede competenze,  su che tipo di Sardegna vogliamo. 

A Milis, si parlerà ancora una volta di terra, suolo, paesaggio, ambiente, beni comuni che credevamo al sicuro dopo l’approvazione del PPR nel 2006.  Così non è. Ma grazie all’impegno di associazioni, di esperti,  di singoli, oggi migliaia di sardi hanno appreso che alcune Delibere e Leggi della giunta Pigliaru –  dal Disegno di legge sul Governo del territorio sardo del 16 marzo 2017 – in alcuni articoli potenzialmente incostituzionale, se non saranno revocate condizioneranno nei secoli il futuro della Sardegna!
Pertanto bene ha fatto il governo Gentiloni  a impugnare la Legge11 del 3 luglio del 2017. Pertanto è necessario sollecitare l’opinione pubblica che ha capito che la  Sardegna sta finendo nelle mani di  cacciatori di suolo e di  sviluppisti del cemento  grazie ad una classe dirigente che media e contratta, di fatto baratta, il suo bene più prezioso, ambiente e paesaggio, in cambio di vantaggi a breve termine, come nella tradizione del colonialismo.
Ecco  allora l’importanza di sindaci più consapevoli del valore della terra; di sindacati che pretendano lavoro che non rapini le risorse non rinnovabili; di portatori di interessi collettivi che godano di un ascolto maggiore rispetto ai portatori di interessi di pochi che vogliono desertificare la Sardegna e che osano, come abbiamo letto in recenti interviste, dettare  l’agenda alla massima assemblea della comunità regionale!

E'oggi piú che mai necessario dare risposte ai reali bisogni della comunità:
La tensione consumistica è dunque la strada adeguata? È ugualmente adeguata un’urbanistica che non pianifica in base alla storia delle terre e delle acque ma sul guadagno di pochi? Quanto suolo è coperto e consumato inutilmente? Quanto è stato avvelenato e mai bonificato? Quanta economia invece si creerebbe intorno alle bonifiche, agli abbattimenti,  alla riqualificazione dell’esistente? All’adeguamento dei sottoservizi  che, spesso, non rispondono nemmeno agli standard di base quali il rispetto di pendenze, di carichi d’acqua ecc. Sul suolo si gioca la vera qualità della vita anche dei sardi.


PROGRAMMA

 Ore 10:00 – 10:40 
Sardegna tra mito, realtà, narrazione 
Introduce e Coordina Maria Antonietta Mongiu
Dialogano 
Franco Masala Storico dell’architettura SardegnaSoprattutto Cagliari Antioco Floris Docente di Linguaggi del Cinema, della Televisione e dei New Media Università di Cagliari Nicolò MigheliSociologo-Scrittore SardegnaSoprattutto Cagliari Romano Cannas già Direttore Rai Sardegna

Ore 10:40 – 11:30
Suolo: ricchezza non rinnovabile
Introduce e Coordina Franco Masala
Dialogano 
Chiara Rosnati Docente di Tecniche di Valutazione di Impatto Ambientale Università di Sassari; Tore Corveddu ex Segretario nazionale Cgil Chimici L.A.M.A.S. Fausto Pani Geologo Cagliari SardegnaSoprattutto  Massimo Dadea già assessore agli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione Sardegna  Manuela Pintus Sindaca di Arborea

Ore 11:30 – 12:30
Terra, Ambiente, Paesaggio: beni comuni in prestito da chi verrà dopo
Introduce e Coordina Nicolò Migheli
Dialogano 
Angelo Aru Professore emerito Università di Cagliari Michelina Masia,  Docente di Sociologia del diritto Dipartimento di Giurisprudenza Università di Cagliari Tore Sanna  Vice presidente Federparchi Cagliari Giaime Cabras Architetto Cagliari Mauro Gargiulo  Ingegnere Responsabile regionale Energia Italia Nostra

Ore 12:30 – 13:20
Economia sostenibile a cemento  zero
Introduce e Coordina Fausto Pani
Dialogano 
Sandro Roggio Architetto Sassari Graziano Bullegas Presidente Italia Nostra Sardegna Antonio Orgiana Sindaco di Orroli Carla Medau Sindaca di Pula

Ore 13:30 15:00  Pausa pranzo


Ore 15:30 – 16:00
Simulazioni operative  Ambiente  Prospettive 
Introduce e Coordina   Romano Cannas 
Dialogano 
Mauro Mura già Procuratore del Tribunale di Cagliari Gian Domenico Pintus Generale Comandante militare della Sardegna Cagliari

Ore 16:00 – 17:00
Pianificazione tra città e campagna. Quali modelli?
Introduce e Coordina Franco Masala
Dialogano 
Alan Batzella Architetto Cagliari Laura Cadeddu Geologa Comitato No Megacentrale Guspini Rossella Sanna Architetta  Imprenditrice Oristano Italo Meloni Docente di Pianificazione dei trasporti Università di Cagliari

Ore 17:00 – 17:40
Urbanistica partecipata: futuro delle comunità 
Introduce e Coordina Fausto Pani
Dialogano 
Diego Loi Sindaco di Santu Lussurgiu Ovidio Loi Sindaco di Ula Tirso  Luigi Mastino Sindaco di Bosa  Sergio Vacca Sindaco di Milis Gianni Rassu già Sindaco di Siligo

Ore 17:40 – 18:20
Il PPR come riconoscimento del valore del territorio e dell’identità della Sardegna
Introduce e Coordina Nicola Migheli
Dialogano 
Salvatore Lai già assessore regionale Enti locali, Finanze e Urbanistica Gian Valerio Sanna già assessore regionale Enti locali, Finanze e Urbanistica Maria Antonietta Mongiu Presidente di Lamas già assessore regionale Pubblica istruzione, Beni culturali, Informazione, Spettacolo e Sport

*L’iniziativa è aperta a tutti. 

sull'argomento




martedì 3 ottobre 2017

Domenica di Carta - articolo 9 della Costituzione

Domenica 8 ottobre, nell'ambito delle LETTURE DELLA COSTITUZIONE, in collaborazione con l'Archivio di Stato di Oristano che celebra "La Domenica di Carta" , si terrà una Tavola Rotonda sull'art. 9 della Costituzione.



Dallo Statuto di Italia Nostra - art. 3 comma c): 
Stimolare l'adeguamento della legislazione vigente al principio fondamentale dell'art. 9 della Costituzione, alle convenzioni internazionali e alle direttive dell'Unione Europea.

"La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". 


L'argomento, di fondamentale importanza, assume particolare rilievo in questo momento, sia per le disastrose conseguenza dell'incuria e della mancata prevenzione delle emergenze idro-geologiche, sia per le nuove norme urbanistiche che la Regione Sardegna, anche in conflitto col governo nazionale, si accinge ad approvare. 
D'altro canto, gli Archivi costituiscono una inesauribile fonte documentale per lo studio e la  ricostruzione storica.
L'archivio di Stato di Oristano, l'ANPI provinciale di Oristano e Italia Nostra Sardegna sono particolarmente sensibili a tutti i temi contenuti nell'Art. 9 della Costituzione, e intendono promuoverne la conoscenza attraverso l'informazione e il dialogo col pubblico presente.

La serata culturale prevede gli interventi di:
  • Michela Poddigue ed Eleonora Manca, rispettivamente Direttrice e Collaboratrice dell'Archivio (Ruoli e Fogli Matricolari del relativo Fondo);
  • Aldo Borghesi, Direttore ISTASAC Nuoro (l'importanza dei ruoli e fogli Matricolari per la ricostruzione storica);
  • Graziano Bullegas, Presidente Italia Nostra Sardegna (paesaggio, ambiente, iniziative di Italia Nostra  per la loro tutela).
  • Carla Cossu, Presidente provinciale ANPI Oristano sulla valenza complessiva della Tavola Rotonda rispetto alle finalità e ai valori dell'ANPI, e sull'importanza del patrimonio storico dell'Archivio anche in relazione all'Atlante dei partigiani della Provincia di Oristano.
Moderatrice sarà la Dott.ssa Poddigue.

I lavori avranno inizio alle ore 17.00. 


 


sabato 23 settembre 2017

Ancora terreni agricoli espropriati per la speculazione delle rinnovabili

In data 22 Settembre 2017 l’associazione Italia Nostra, il Coordinamento Comitati Sardi e la Confederazione Sindacale Sarda hanno presentato una segnalazione presso la Procura della Repubblica, l’Assessorato degli Enti Locali, l’Assessorato dell’Industria e la Procura della Corte dei conti contro la notifica dell’esproprio ordinato dalla Regione Sardegna a favore della società Green Energy Sardegna per la realizzazione di un nuovo parco eolico nei terreni agricoli compresi tra il comune di Villacidro e San Gavino Monreale.

All’Assessorato degli Enti Locali si è chiesto in particolare di prvvedere, in via di autotula alla:
  • revoca immediata della Determina n. 3758 rep. 1887 del 24.07.2017
  • riformulazione del procedimento espropriativo
  • rinuncia all’occupazione d’urgenza
  • partecipazione esaustiva degli interessati fin dalla fase di avvio del procedimento
Alla Procura della Repubblica e alla Procura della Corte dei Conti si è chiesto, nel caso in cui il procedimento di esproprio abbia seguito, l'accertamento dei presupposti di legittimità dell’operato dell’Assessorato, in qualità di Amministrazione procedente nell’ambito della realizzazione dell’opera in oggetto, con specifico riguardo ai diritti di proprietà da essa insorgenti e agli eventuali danni erariali che da teli violazioni di legge possano conseguire.


Le criticità sollevate rigurdano in particolare la procedura autorizzativa, e di riflesso quella espropriativa, prevista per la costruzione dell’impianto per la generazione di energia elettrica da fonte rinnovabile ed infrastrutture connesse, sito nei Comuni di S. Gavino Monreale e Villacidro e proposto dalla soc. Green Energy Sardegna s.r.l.
In riferimento all'applicazione dell’art.12 del Dlgs.387/03, comma 1, che recita come segue:
  1. Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti.
 ... l’opera sarebbe da considerarsi “di pubblica utilità”, nonché “indifferibile ed urgente”, ne consegue che per la sua realizzazione si può ricorrere alla procedura di esproprio, secondo le modalità previste dal Testo Unico (D.P.R. 8 giugno 2001 n.327).
Dall’analisi di tale quadro normativo di riferimento si ricava una precisa distinzione tra “opera pubblica o di pubblica utilità” ed “opera privata di pubblica utilità”, che di seguito può essere così riassunta:
Protesta contro il minieolico a Villanovaforru - 2014
  • l’opera pubblica o di pubblica utilità consiste in un intervento, effettuato da un soggetto pubblico o privato, necessario per l’utilizzazione di beni da parte della collettività o di singoli individui, allo scopo di soddisfare un interesse pubblico, a seguito del quale il diritto sul bene, la cui sopravvivenza in capo all’originario proprietario sia divenuta incompatibile con la nuova destinazione, confluisce nel patrimonio di un soggetto pubblico;
  • l’opera privata di pubblica utilità consiste in un intervento, effettuato da un soggetto pubblico o privato, necessario per l’utilizzazione di beni da parte della collettività o di singoli individui, allo scopo di soddisfare un interesse promiscuo pubblico e privato, a seguito del quale il diritto sul bene, la cui sopravvivenza in capo all’originario proprietario sia divenuta incompatibile con la nuova destinazione, confluisce nel patrimonio di un soggetto privato.
Ne consegue nello specifico caso in esame, in forza dell’enunciato dell’art. 12, comma 1, che, essendo gli impianti alimentati da fonti rinnovabili da ritenersi “opere pubbliche”, i beni espropriati e gli impianti su di essi realizzati dovranno confluire, come tali, nel patrimonio di un soggetto pubblico.
Di contro nel caso di si dovesse trattare di opere private, pur ammettendo per esse una finalità di interesse pubblico, non potrebbero comunque farsi rientrare nell’ambito di applicazione dell’art.12 comma 1, facendo quest’ultimo esplicito ed esclusivo riferimento ad un’opera pubblica e quindi di proprietà di un soggetto pubblico.
Con riferimento all’art. 3 del T.U. devono essere così individuati i soggetti del procedimento espropriativo:
  • L’Autorità espropriante è il soggetto pubblico – nello specifico la Regione Sardegna, titolare del potere di esproprio e curatore del procedimento – nello specifico la Regione Sardegna, considerato che da essa proviene l’atto amministrativo citato in oggetto, in quanto non vi è alcuna norma che attribuisca al privato (nello specifico la Green Energy Sardegna) tale potere.
  • Il Beneficiario dell’espropriazione in cui favore verrà emesso il decreto di esproprio dovrà essere necessariamente un soggetto pubblico, considerato che si tratta di “un’opera pubblica”, quindi si suppone la Regione stessa.
  • Il Promotore dell’espropriazione è il soggetto privato che ha richiesto l’espropriazione, nello Specifico la Green Energy Sardegna, come richiedente dell’A.U. per la realizzazione dell’impianto.
Sulla base di tali presupposti ne discendono le seguenti considerazioni:
  • Il diritto di proprietà (o altro diritto espropriato) non può risultare che in capo alla Regione, alla quale incombe l’onere della corresponsione dei relativi indennizzi.
  • La proprietà dell’impianto che verrà realizzato sui terreni espropriati, configurandosi come “Opera Pubblica” realizzata su “suolo pubblico”, non potrà che risultare della stessa Regione.
  • Il rapporto con la società ai fini dell’esercizio dell’impianto e degli utili che da esso ne deriveranno dovrà esser regolato da un apposito atto di concessione e la “Green Energy Sardegna”, con il quale la stessa verrà costituita concessionaria dell’impianto. Nell’ambito della Concessione troveranno recetto le clausole di esercizio, i patti economici e gli obblighi cui adempiere da parte del Concessionario per la rimozione dell’impianto una volta che sia esaurito il ciclo vitale dello stesso, con la reductio in pristino dei luoghi, anche al fine di assicurare ai proprietari l’eventuale esercizio del diritto alla retrocessione dei beni nelle condizioni iniziali, una volta cessata la destinazione di uso pubblico degli stessi.
Attesa la sinteticità dell’art. 12, l’assenza di procedimenti analoghi posti in essere a livello nazionale, cui poter far riferimento, la labilità dei contenuti di una norma, peraltro controversa anche da un punto di vista di legittimità costituzionale, si ritiene che tali aspetti, oltre che essere oggetto di un’accurata analisi sia sotto il profilo giuridico che amministrativo, debbano essere prefissati fin dal momento del rilascio dell’Autorizzazione Unica nell’ambito del procedimento fino ad ora posto in essere.
In proposito, attesa l’assenza di ogni riferimento a tali aspetti nell’ambito degli atti pubblicati, si evidenzia la implicita violazione dell’art. 11 del T.U., che prevede la partecipazione attiva degli interessati a tutte le fasi del procedimento fin dal suo avvio.
Sembrano potersi evidenziare ulteriori violazioni del T.U. e in particolare si evidenzia l’incongruenza con quanto previsto dall’art.22 bis del T.U.:
Qualora l’avvio dei lavori rivesta particolare carattere d’urgenza, tale da non consentire in relazione alla particolare natura delle opere, l’applicazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 dell’art.20, può essere emanato, senza particolari indagini e formalità, decreto motivato che determina in via provvisoria l’indennità di occupazione e che dispone anche l’occupazione anticipata dei beni immobili necessari”.
Si eccepisce che la Determina n. 37158 rep1887 del 24.07.2017 costituisce Atto amministrativo non assimilabile ad un “decreto”, né sono riscontrabili nella struttura dello stesso quelle “motivazioni”, che giustifichino il dispositivo ovvero il carattere d’urgenza dell’occupazione.
Tale aspetto formale peraltro non sembra emergere nemmeno dalla natura dell’opera, né dalle stesse finalità, atteso che l’utile derivante dal suo esercizio è di fatto di esclusiva fruizione della proponente. La sussistenza di oggettive motivazioni che giustifichino la particolare urgenza dell’opera, richiesta espressamente dall’art. 22 bis del D.lg. 302/2002, sottrae tale valutazione all’ambito dell’assoluta discrezionalità ed all’arbitrio dell’Amministrazione, tanto più che in forza delle norme introdotte dal TU l’espropriato finisce per vedersi privato del bene con una procedura abbreviata e senza che sia stato eseguito il frazionamento catastale.


Sull'argomento


venerdì 22 settembre 2017

Metanizzazione della Sardegna: progetto nocivo e obsoleto

L'arrivo del metano in Sardegna non produrrà gli effetti promessi nella lotta al riscaldamento globale e contribuirà ad accrescere le già importanti ricadute negative in ambito sanitario derivanti dalla combustione delle fonti fossili. Il progetto, in realtà, nasce già obsoleto per la rapidità con cui si stanno sviluppando le tecnologie di produzione e accumulo delle fonti rinnovabili, e forti dubbi permangono anche sulla diminuzione del prezzo dell'energia. Piuttosto è certo che il gas sottoporrà l'Isola a una nuova servitù.

Governo e giunta regionale puntano sulla metanizzazione della Sardegna, rinunciando così alle opportunità offerte da un nuovo corso energetico basato sull'efficientamento della rete attuale e sulle rinnovabili per l'autoconsumo, proprio mentre il mondo comincia a correre in questa direzione.
Solo favorendo -anche attraverso incentivi e agevolazioni fiscali- il modello della generazione distribuita e intelligente da fonti rinnovabili, alternativo rispetto al modello degli impianti di grossa taglia, è possibile creare valore aggiunto ad impatto quasi zero e una reale indipendenza energetica per cittadini ed aziende, oltre a prevenire la dipendenza energetica da altri Stati.
Non solo: l'eccessiva capacità di stoccaggio del Gas Naturale Liquefatto (GNL) prevista dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN) rivela che la Sardegna è destinata a contrarre una nuova servitù, a trasformarsi, cioè, in una piattaforma del GNL al centro del Mediterraneo, chiamato a gestire la fase calante del mercato del gas. Sul piano interno, inoltre, tale capacità di stoccaggio può indirettamente favorire lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi allo stato gassoso nel Mar di Sardegna e sulla terra ferma, incrementando inoltre il consumo di suolo (oltre 5000 ettari), già fuori misura per l'uso distorto delle fonti rinnovabili. Insomma, la scelta del metano appare figlia di un rivendicazionismo fuori dal tempo (“La Sardegna è l'unica regione italiana a non avere il metano”) e della solita politica eterodiretta ad appannaggio di terzi che perpetuerà la dipendenza dai combustibili fossili.



Per quanto olio combustibile o carbone abbiano un impatto emissivo superiore in termini di CO2, giova ricordare che il metano è esso stesso un gas serra 25 volte più efficiente della CO2 nel trattenere il calore della radiazione infrarossa, quindi eventuali fughe di CH4 immetterebbero in atmosfera un gas 25 volte più attivo della CO2 nell'incrementare il riscaldamento del pianeta, e si dimostra incompatibile con le indicazioni emerse durante la Cop21 tenutasi a Parigi nel 2015, che ha evidenziato come il contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi richieda un taglio delle emissioni tra il 70 e il 95%.
La Sardegna, fortemente condizionata da modelli di struttura industriale inefficienti, basati quasi totalmente sulla combustione da fonti fossili, condizionata inoltre dall’alto spreco di energia e dall’elevata produzione di rifiuti, dà un significativo contributo al riscaldamento globale dal momento che il coefficiente emissivo per ogni unità di energia prodotta dalle centrali termoelettriche sarde è pari a 842 gCO2/kWh contro la media italiana di 505 gCO2/kWh.
Nell’ultimo PEARS del 2016, proposto dalla Giunta in carica, la riportata ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 è frutto di un“artificio” di bilancio ottenuto considerando solo le emissioni relative all’energia prodotta per consumo interno, e nascondendo quelle relative alla produzione di energia per l’esportazione fuori dall’isola (pari al 46,4% nel 2014, anno preso in considerazione dal Piano Energetico ed Ambientale della Regione Sardegna - PEARS). Per così dire, un “falso in bilancio”.
Con ogni evidenza, dunque, il problema del clima non è in cima all'agenda del presidente Francesco Pigliaru.


In questo contesto, dare spazio a progetti di metanizzazione quale sistema di transizione verso una migliore efficienza energetica a minor costo, o sollecitare finanziamenti governativi per progetti di cattura e stoccaggio della CO2, solleva criticità ambientali, socioeconomiche e sanitarie e dimostra la crisi programmatica e progettuale dell’“élite” al momento al governo della Regione. In altre parole, il tentativo di ridurre l'impatto ambientale e sanitario della produzione energetica attraverso un altro combustibile fossile – il gas naturale – appare quantomeno schizofrenico. Va, infatti ricordato che ogni forma di combustione, compresa quella del metano, genera, disperdendoli nell'aria, ossidi di azoto e di zolfo, ma anche metalli pesanti, IPA, molecole diossino-simili, particolato fine e ultrafine. Ne deriva uno scadimento della qualità dell’aria con gravi danni per la salute. Ciò è accertato indiscutibilmente sul piano scientifico. Oggi, in Sardegna, a fronte di numerose indagini epidemiologiche che hanno messo in evidenza preoccupanti valori dell'incidenza e della mortalità per patologie eziologicamente riconducibili all'inquinamento ambientale, dovrebbe essere chiara a tutti la criticità delle condizioni di salute delle popolazioni che risiedono nelle aree ricomprese nei Siti d'Interesse Nazionale per bonifiche (S.I.N. di Porto Torres/Sassari e del Sulcis/Iglesiente/Guspinese), e possiamo aggiungere a quelle le aree metropolitane.
Da segnalare inoltre che i “costi esterni”, cioè i dati sanitari relativi alle malattie e ai morti prematuri legati alle emissioni inquinati con ricaduta locale, pur essendo richiesti dalla programmazione Europea, non vengono calcolati. La scarsa conoscenza di tali tematiche è sconcertante e tutto questo è inaccettabile per uno Stato civile che abbia a cuore il benessere dei propri cittadini. Non va demonizzata l’evoluzione tecnologica e industriale né il progresso delle infrastrutture, ma va cambiata l’unità di misura per valutarli: questa non può più essere un PIL che non tenga conto del benessere dell’uomo e dell’ambiente che lo ospita, e non può prescindere dal preferire sviluppi imprenditoriali e scelte politiche che siano pienamente sostenibili.

Il metano – si dice – abbatterà il prezzo dell'energia: ma gli utenti sardi non avvertiranno benefici economici grazie al metano, infatti continueranno a pagare l'energia al costo del Prezzo unico nazionale (P.u.n), molto poco sensibile alle quantità di energia prodotta in Sardegna. Al contrario, la causa del prezzo dell'energia più elevato in Italia che nel resto d'Europa è proprio il metano, come ricordato dagli stessi estensori del Piano Energetico Regionale, concordi nell'affermare che le rinnovabili hanno invece un effetto ribassista sui prezzi dell'energia, come documentato anche dal Cnr. Oltre al danno, c'è la beffa, visto che a causa dell'assenza di un quadro regolatorio – si legge nel PEARS – nel settore del GNL i costi potrebbero ripercuotersi pesantemente sul prezzo finale all’utenza. Particolare attenzione, inoltre, merita la parte della bolletta del gas relativa agli incentivi – che si trasformano in oneri per l'utente –, che, secondo stime prudenziali, si aggirano intorno ai 200 milioni di euro l'anno per la metanizzazione della Sardegna

Oggi in Sardegna si verifica una straordinaria concomitanza di fattori che rende a portata di mano l'obiettivo di coprire il fabbisogno energetico dei sardi (energia elettrica e termica per attività produttive, mobilità e usi domestici) attraverso le rinnovabili.
I dati Terna vedono la Sardegna esportare gran parte dell'energia prodotta (+36,2 % nel 2016) verso il continente attraverso il cavo Sapei, rivelando che l'Isola funziona come una piattaforma energetica il cui tubo di scarico è puntato sulla popolazione sarda: l'Isola quindi può già ridurre il proprio parco impianti da combustibili fossili.


Oggi, inoltre, le rinnovabili coprono il 40% circa del fabbisogno energetico sardo. E preme anche sottolineare che, ormai da anni – quasi si trattasse di un piano deliberato – l'idroelettrico appare ampiamente sottosfruttato. Stando così le cose, la classe politica sarda dovrebbe, anche tramite l'utilizzo dei fondi europei e l'alleggerimento fiscale, favorire il ricorso a fonti rinnovabili su piccola scala da parte delle pubbliche amministrazioni, dei cittadini e delle attività produttive, siano esse agricole o manifatturiere, interconnettendo tra loro i nuovi punti di produzione attraverso reti intelligenti.

In quest'ottica occorre anche sostenere l'installazione di sistemi di accumulo dell'energia, ormai disponibili. In Sardegna, inoltre, il problema della non programmabilità e dell'interrompibilità delle rinnovabili può essere essere attenuato o del tutto risolto sfruttando in modo sostenibile, attraverso le migliori tecnologie disponibili (BAT), il complesso di dighe, salti e centrali idroelettriche del Taloro, che può anche giocare un ruolo decisivo – com'è avvenuto in passato – per bilanciare la rete. Un problema, questo, che come noto, può essere risolto anche tramite il cavo Sapei e/o gli accumulatori di Codrongianos.

I finanziamenti per la "metanizzazione" della Sardegna, sarebbero meglio utilizzati per ottenere una maggiore efficienza energetica e per la realizzazione delle tecnologie in grado di sostituire completamente le attuali centrali da fonti fossili con le energie alternative, che in Sardegna non mancano, e senza ulteriore consumo di suolo.

Coordinamento Comitati Sardi
ISDE –Medici per l’Ambiente Sardegna
Assotziu Consumadoris Sardigna 
Confederazione Sindacale Sarda (CSS)
Sardegna Pulita
Italia Nostra – Sardegna


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