giovedì 21 luglio 2016

Torre Canai e la Grande Guerra




In occasione del centenario della Grande Guerra, la Torre Canai propone una novità: alcuni panelli dedicati all'evento, con copie di cartoline spedite dal fronte e una breve storia dei militari che le hanno inviate (collezione Onnis). Raccolte di articoli tratti dall'Unione Sarda e tanto altro ....



A Kent'Annos de Sa Gherra

La  Sardegna è  stata  la regione ad  aver pagato tra i più  alti tributi in vite umane per la  "Grandezza della Patria". Bosco  Capuccio, Bosco Lancia, Trincea dei Razzi e delle Frasche, Monte Zebio, Dolina Piras, Bainsizza, Monte  Sei Busi...e  altri,  sono alcuni dei luoghi  sacri  dove  i  giovani sardi  hanno  immolato  le  proprie vite in quella assurda mattanza che è stata la guerra. 


Se venite a Sant'Antioco, non mancate di visitare la Torre Canai, vi accoglierà come sempre assieme al suo magico promontorio e con un nuovo look: le staccionate dei sentieri completamente rimesse a nuovo, e due panchine dove riposare e meditare rivolti verso il mare color cobalto. Un ringraziamento particolare ai ragazzi del circolo fotografico f /7.1 che hanno realizzato i lavori.

porzione di staccionata

 Questi gli orari per visitare la Torre:

   Orario di apertura al pubblico estate 2016
dalle ore 10.00 alle ore 12.30
dalle ore 17.00 alle ore 19.00

CHIUSO
Giovedì intera giornata e Domenica mattina


INGRESSO GRATUITO
FREE ENTRY
 
panchina donata e posizionata dal circolo fotografico f/7.1
Molti turisti hanno segnalato la difficoltà di trovare la strada per la Torre, hanno lamentato la mancanza di una efficiente segnaletica. Per superare questo problema e pensando di fare una cosa utile, quest'anno abbiamo deciso di piazzare alcuni cartelli indicatori negli incroci principali.
Questo lo avevamo posizionato tra la strada costiera e lo stradello di accesso alla Torre.

Cartello indicatore della Torre Canai
Purtroppo qualcuno si è portato via il cartello. Pensiamo che si sia trattato di un gesto goliardico, sicuramente non meditato, per cui lo invitiamo a riposizionare il cartello.
I turisti, i visitatori della Torre, i volontari di Italia Nostra e i cittadini di Sant'Antioco ringraziano.


 

sabato 16 luglio 2016

Pianeta in Vendita propone un racconto collettivo



Dare spazio all'inventiva, creando un luogo di scrittura, condivisione e interazione, ma anche realizzare uno spazio di riflessione grazie all’aiuto di tutti coloro che amano scrivere.

E’ con questi semplici obiettivi che l'edizione 2016 di “PIANETA IN VENDITA: raccontare la tutela dei territori e i diritti dei popoli”, iniziativa itinerante promossa da Osvic, Italia Nostra Sinis Cabras Oristano e C.S.C. UNLA di Oristano, propone agli amanti della scrittura e a chi vuole mettersi in gioco, la creazione di un racconto collettivo.


La proposta dal titolo “RIFIUTI–AMO L'AMBIENTE?” è una delle iniziative collaterali di PIANETA IN VENDITA che in questa edizione 2016 ha come tema l'abbandono dei rifiuti e si muove sulla frontiera fra scrittura e azione sociale.
Coloro che aderiranno alla iniziativa, dovranno proseguire l'incipit creato dallo scrittore Maurizio Onnis, uguale per tutti i partecipanti, ed è il seguente:

INCIPIT
"L’afa e la luce del pomeriggio lasciano il posto al fresco e alle ombre lunghe della sera. Il Sole si abbassa lentamente, come se non volesse mai lasciare questa giornata d’estate. Poi d’improvviso, in un secondo, sparisce dietro l’orizzonte.
Nel buio della prima notte, si sentono frinire solo i grilli, immersi dietro la spiaggia, nella macchia mediterranea.
La sabbia, che a mezzogiorno era di un bianco accecante, adesso è nera, massa confusa sotto il cielo. Si perde la linea che separa la battigia dal mare.
Finché sorge la Luna. Lo specchio lucido dell’acqua ne riflette il chiarore, tutto s’illumina.
È allora che piccoli mulinelli animano la spiaggia. Minuscole cascate di sabbia precipitano verso il basso, aprendo voragini lillipuziane. È un cataclisma, ma l’aria si agita appena.
Fanny è la prima a trovare la superficie. È quasi cieca, ma non importa.
Sa cosa fare. È uscita dal guscio giorni fa, è risalita lentamente scalando granello dopo granello. Adesso trova il cielo. È la prima, e dietro di lei decine di fratelli e sorelle.
Emergono nella notte, si orientano. Alle spalle il buio, sopra la corazza il buio, ai fianchi il buio. Davanti, la luce. La Luna è grande, rotonda, si è impossessata del cielo. Quel disco perfetto, per Fanny e i suoi compagni, significa vita.
La tartaruga alza il rostro verso la luce e la punta decisa.
Lei è la prima a risalire, la prima a marciare sulla riva, la prima a bagnare le zampe.
Una dopo l’altra s’infilano in acqua e cominciano a nuotare.
Una pinnata, una nuova pinnata, con forza, per vincere la corrente che le risucchia e riporta a terra.
È fortuna, questa. Nessun predatore. Sono vive, tutte, un piccolo esercito unito dall’istinto, dal desiderio di farcela. In pochi minuti, l’intera covata sparisce tra le onde.
Di nuovo, in spiaggia, si sente solo il frinire dei grilli.
La notte è ancora lunga. "


Dopo queste righe non dovete che dare spazio alla fantasia, alla passione per la scrittura e alla voglia di mettersi in gioco senza alcun timore, ricordando 3 cose essenziali:

1)Il contenuto del racconto dovrà sviluppare il tema dell'abbandono dei rifiuti; gli elaborati dovranno ed essere inediti.
2) La lunghezza degli elaborati non deve superare le 10 cartelle da 1800 battute ciascuna.
3) L'invio degli elaborati deve avvenire entro il 15 settembre 2016 all'indirizzo segreteriapianetainvendita@gmail.com.

I racconti di tutti i partecipanti verranno pubblicati sul sito di Pianeta in Vendita, letti e ascoltabili in podcast su Radio Pianeta in Vendita, nella piattaforma on line www.spreaker.com a partire da settembre 2016.

I diritti degli elaborati rimangono di proprietà dei singoli autori.
La partecipazione alla iniziativa è gratuita

Per informazioni è sufficiente scrivere all'indirizzo segreteriapianetainvendita@gmail.com, consultare le pagine facebook degli enti proponenti o telefonare al numero 078371817

link

mercoledì 13 luglio 2016

In Sardegna la truffa si cela dietro numerosi progetti di "miglioramento fondiario"



Ancora sulle finte serre fotovoltaiche autorizzate in Sardegna, sul sequestro e la denuncia per truffa dei responsabili

Le serre sequestrate nel Comune di Giave
Basta una passeggiata per le zone costiere della Sardegna per vedere tante lussuose  villette costruite in area agricola: tutte con "regolare licenza ad edificare". Buona parte di queste villette sono state autorizzate perchè accompagnate da una relazione agronomica che dimostrava la finalizzazione dell'edificio ad un progetto di "miglioramento fondiario". Infatti i vani indicati in progetto sono nella generalità dei casi stalle e fienili, pagliai o cantine, ricoveri attrezzi o caseifici, talvolta anche frantoi oleari. Più difficile è stato indicare fastose piscine come abbeveratoi! Una pratica durata negli anni, con la connivenza degli uffici tecnici comunali e che probabilmente perdura ancora.
Stesso sistema è stato riproposto dal 2008 ad oggi per le serre fotovoltaiche. Anche in questo caso i Comuni e la Regione hanno autorizzato "progetti di miglioramento fondiario" finalizzati all'attività agricola, grazie a relazioni agronomiche compiacenti. Salvo poi omettere di avviare le dovute verifiche.
Non è stato difficile "carpire la buona fede" di tecnici e amministratori compiacenti che non hanno voluto capire quanto stava accadendo. Anche un profano avrebbe capito da subito che quelle serre rappresentavano dei semplici sostegni per i panelli fotovoltaici posti in luogo delle coperture e che queste finte serre sarebbero state a tutti gli effetti dei veri e propri opifici destinati alla produzione di energia elettrica. Il tutto grossolanamente mascherato da impresa agricola. 

Sarebbe bastata una lettura, anche superficiale della relazione agronomica, per capire che non ci sarebbe stata alcuna produzione agricola.
Il progetto di miglioramento fondiario era giustificato da un agronomo compiacente che proponeva improbabili coltivazioni di tonnellate di aloe e asparagi e di quintali di basilico. Neppure un magazzino per accogliere concimi e anticrittogamici, nessuno spazio dove conservare i prodotti agricoli, assenza totale di ricoveri per le macchine agricole. Spazi non previsti perché non servivano, perché nessuna produzione agricola era prevista. Si trattava a tutti gli effetti di impianti industriali per la produzione di energia elettrica - un facile escamotage alla norma che vieta l'installazione dei pannelli fotovoltaici su grandi estensioni di suolo agricolo che, oltre ad essere stati abusivamente ubicati in area agricola, percepiscono incentivi dal Conto Energia grazie a una indebita posizione di vantaggio nella graduatoria nazionale degli incentivi statali, in danno di coloro che avrebbero avuto diritto in quanto in possesso di titolo legittimamente conseguito. 
Sarebbe stato sufficiente un semplice sopralluogo, a impianto installato, per verificare la quasi totale assenza di produzione agricola e lo stato di abbandono delle serre e del terreno. Impianti che di certo non rispettano gli obblighi previsti dalla normativa vigente sulle "serre fotovoltaiche effettive". Chi avrebbe dovuto fare i controlli? Probabilmente gli stessi tecnici che hanno autorizzato in maniera dubbia e talvolta connivente gli impianti.
Lo stato di abbandono delle serre di Narbolia
Insomma tutto questo avveniva nonostante le numerose segnalazioni di cittadini, comitati e associazioni che a più riprese informavano le competenti autorità delle operazioni in atto un po' in tutta la Sardegna. E' di ieri la notizia del sequestro delle serre nella piana di Giave e della denuncia per truffa aggravata allo Stato di tre responsabili dell'impianto - compreso l''agronomo autore della relazione utilizzata per ottenere le autorizzazioni a costruire -. Questa operazione della Guardia di Finanza segue quella di un anno fa eseguita dal Corpo Forestale nelle serre di su Scioffu a Villasor. Stesse dinamiche, stessa truffa.
L'attività investigativa, durata quasi due anni, ha permesso di scoprire un complesso disegno criminoso che, attraverso dichiarazioni fraudolente rese da periti agronomi ed altri raggiri, ha permesso ad una società residente a Giave, controllata da un gruppo finanziario facente capo ad una holding di Taiwan, di beneficiare di ingenti contributi pubblici, per un ammontare di quasi 9 milioni di euro. Gli ideatori del progetto hanno utilizzato relazioni agronomiche "di comodo" per ottenere le autorizzazioni necessarie a costruire numerosissime serre fotovoltaiche, per una capacità totale di 16MW e distribuite su una superficie di oltre 31 ettari. Le stesse serre hanno poi consentito ai proprietari dell'impianto di incassare il contributo statale relativo alla produzione di energia rinnovabile. I responsabili delle serre di Giave avevano affinato la truffa fino ad arrivare ad utilizzare fatturazioni fittizie (per 1.500.000 euro) finalizzate ad acquisire prodotti agricoli per poi rivenderli e dimostrare così una produzione agricola inesistente. 

Gli inquirenti sanno che la relazione agronomica presentata per richiedere l'autorizzazione al "miglioramento fondiario"  delle  serre di Narbolia è una fotocopia della relazione che giustifica le serre sequestrate ieri nell'agro di Giave (e probabilmente la stessa fotocopia ha accompagnato numerose altre finte serre in Sardegna). Sottoscritta dallo stesso agronomo denunciato a Giave. 
Ci aspettiamo adesso che anche le altre Procure interessate siano conseguenti e che i Comuni e l'Assessorato Regionale all'Agricoltura - tanto solerti nel rilasciare i permessi e nel convalidare le autorizzazioni "viziate" assentite dai SUAP - esercitino il proprio ruolo, stabilito dalla legge, di controllo e di vigilanza finalizzata alla verifica dei requisiti di “serra fotovoltaica effettiva”.
Sarà una grande delusione per loro verificare il degrado, lo stato di abbandono dei luoghi e l'assenza del tanto decantato "miglioramento fondiario" da loro assentito. Non troveranno all'opera in loco neppure le centinaia di lavoratori annunciate dalle poco credibili relazioni agronomiche!

martedì 12 luglio 2016

L'isola felice delle mucche non sarà trivellata



Non ci saranno pozzi esplorativi ad Arborea, la collaborazione, l'impegno e la mobilitazione a difesa del proprio territorio hanno pagato  


La quinta sezione del Consiglio di Stato ha bocciato l'istanza avanzata dalla Saras contro la sentenza del Tar Sardegna che aveva ritenuto legittima la decisione dell'ufficio Valutazione Impatti Ambientali della Regione Sardegna dichiarando improcedibile la Valutazione d’Impatto Ambientale, negando quindi la realizzazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi nell'ambito del cosiddetto progetto Eleonora ad Arborea. 

E' questa una importante vittoria del Comitato Civico NO Eleonora, dell'intera comunità Arborense e del territorio vicino, delle Associazioni ambientaliste e di quanti hanno creduto possibile questo risultato. E' la vittoria di Davide contro Golia. Abbiamo letto da qualche parte che oggi ha vinto la Sardegna, non è vero. Oltre alla Saras hanno perso quasi tutti i politici sardi che oltre a non schierarsi a fianco delle popolazioni hanno brigato perchè il pozzo si realizzasse. Hanno perso quotati professori e tecnici che si sono schierati a difesa del pozzo eplorativo, decantandone la portata innovativa, i ritorni economici e minimizzando l'impatto ambientale. Ancora una volta l'università Sarda ha perso la grande occasione di essere una struttura tecnica a servizio della comunità isolana.
E' una bella vittoria anche per Italia Nostra Sardegna che ci ha creduto e si è fortemente impegnata per questo risultato. Siamo stati presenti sin dal primo momento, allarmati dalle intenzioni della Saras di voler petrolizzazione il territorio di Arborea, zona di punta dell'agricoltura della provincia di Oristano e della Sardegna e sensibile ecosistema formato da numerose zone umide. Nelle strette vicinanze dell'area prescelta insistono infatti ben sette aree protette da vari trattati internazionali e nazionali per la loro straordinaria biodiversità e fragilità. L’area di cantiere sarebbe dovuta sorgere dentro una “Important Bird Area”.
La qualità dei prodotti agricoli di Arborea e dei suoi dintorni è eccellente, grazie ai suoi fertilissimi terreni. L’area è immersa in una folta pineta, vi sono vari percorsi naturalistici e nel comprensorio sorgono decine e decine di allevamenti di bovine da latte. Oltre alle possibilità di inquinamento delle falde, ci sarebbero stati  danni d’immagine sia per i derivati lattiero-caseari che per i prodotti agricoli che sono il perno dell’attività economica di Arborea.


Crediamo di aver dato un contributo importante sollevando nelle nostre Osservazioni la questione del contrasto del pozzo esplorativo con il Piano Paesaggistico Regionale.  Visto che è stato poi l'elemento decisivo per il diniego da parte dell'Ufficio VIA della Regione e che è stata la motivazione che ha poi retto davanti a ben due gradi di giudizio.
Il tanto bistrattato Piano Paesaggistico Regionale, dopo essere riuscito a sopravvivere agli spietati attacchi di Amministrazioni locali e regionali, ha ancora una volta tutelato il territorio e il paesaggio sardi da distruzione sicura.
Godiamoci dunque questa bella vittoria che oltre a riempirci di soddisfazione, ci motiva a proseguire nelle nostre sempre più impegnative battaglie a difesa del territorio.
Abbiamo bisogno di tante risorse ed energia perché le aggressioni alla Sardegna e al suo territorio non sono finite. La stessa Saras è titolare di permessi di ricerca nel Medio e Basso Campidano, giace ancora la richiesta di ricerche off shore avanzata dalla società norvegese TGS-NOPEC al largo della costa Nord Occidentale della Sardegna, la Tosco Geo ha iniziato le ricerche geotermiche in tutto il Campidano.
Da queste numerose insidie siamo chiamati a difendere la Sardegna.


 

Sull'argomento

 

Blog Italia Nostra Sardegna - Nessuna trivellazione ad Arborea