giovedì 21 aprile 2016

La disinformazione di Report: uno spot al servizio della speculazione delle rinnovabili


Domenica 17 aprile abbiamo visto una puntata di Report che ci ha sorpreso per le inesattezze, le mezze verità e le tante falsità presenti nel programma. La Gabanelli ha affrontato con tanta leggerezza e disinformazione un tema importante che riguarda il futuro della nostra terra e quello di tanti coltivatori, agricoltori e pastori.
Report ha usato come fonte di informazione le tesi interessate dell'imprenditore che tenta da anni di occupare ed espropriare centinaia di ettari di fertili terreni agricoli per installarvi impianti industriali. Oltre 500 Ha saranno occupati da una colata di cemento, acciaio e migliaia di specchi. 
Anzichè dialogare con i pastori e gli agricoltori che verrebbero espropriati della propria terra (si tratta di un vero e proprio land grabbing, come afferma il pedologo prof. Sergio Vacca) ha scelto di intervistare un latifondista pronto a cedere la propria terra per arricchirsi grazie a una operazione speculativa senza precedenti per la Sardegna. 
Anzichè informare sul fatto che la Regione Sardegna è stata esautorata delle sue competenze con un artifizio tecnico - aveva semplicemente chiesto che i progetti venissero sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale - il programma televisivo ha irriso al fatto che i sardi si lasciano sfuggire un'occasione d'oro per il loro "sviluppo", grazie a qualche comitatino che si mette di traverso.
Insomma un vero e proprio spot a favore della Energogreen ltd e del gruppo Angelantoni.
La cosa più grave è che avendo saputo della trasmissione Italia Nostra e diversi comitati avevano informato per tempo la redazione di Report chiedendo di essere ascoltati e di ascoltare le ragioni dei Comitati, delle Amministrazioni locali e dei cittadini (qui sotto pubblichiamo integralmente la lettera del 12 aprile inviata da Italia Nostra Sardegna).

Area interessata dall'impianto di Gonnosfanadiga
confrontare l'area occupata dagli abitati di Guspini, di Gonnosfanadiga e di Arbus




Insomma, domenica 17 aprile abbiamo visto la peggior Gabanelli della storia di Report.
In attesa di un suo ravvedimento è nella speranza che su questo argomento venga data voce anche a quanti si battono per un uso sostenibile del suolo agrario, continueremo a sottoscrivere gli appelli perché Report non venga oscurato.





         
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Oggetto: prossima puntata di Report sulle Centrali Termodinamiche Solari

Si è avuto modo di apprendere dai Media che domenica 17 aprile è in programmazione una puntata di Report, nel corso della quale si parlerà delle Centrali termodinamiche solari (di seguito CSP) in Sardegna. 

In merito si ritiene opportuno segnalare quanto segue.
In Sardegna sono stati predisposti progetti per la realizzazione di 5 megaimpianti CSP. Due di essi in particolare si trovano in una fase avanzata della procedura di Valutazione di impatto ambientale (VIA), prevista dal Codice dell’Ambiente (L 152/06), e più precisamente in attesa del parere finale della CTVIA presso il Ministero dell’Ambiente.
Si tratta delle Centrali Termodinamiche solari, ciascuna della potenza di 55MWe, da realizzarsi  nei Comuni di Villasor (denominata “Flumini Mannu Ltd”) e Gonnosfanadiga (denominata Gonnosfanadiga Ltd),  località distanti tra loro una decina di chilometri e ubicate nel Campidano di Cagliari, le cui proponenti sono società di comodo con sede a Londra e riconducibili di fatto al gruppo Angelantoni (la Flumini Mannu Limited e la Gonnosfanadiga Limited).

L’iter procedurale che tali Centrali hanno fin qui seguito risulta molto complesso, strutturato in più fasi in conseguenza delle scelte procedimentali effettuate dal gruppo imprenditoriale e sarebbe complicato in questa sede ripercorrerne l’intero tracciato. Può dirsi in sintesi che a seguito di richiesta di approfondimenti e chiarimenti da parte dell'Ufficio Valutazione Impatti della Regione Sardegna, la società Energogreen con un artificio ha spostato la richiesta al Ministero dell'Ambiente e al momento attuale la procedura di VIA - iniziata con la presentazione degli elaborati di progetto presso il MINAMBIENTE,  rispettivamente con istanza in data 2.12.2013 e in data 25.03.3014 - è in fase di completamento e si è in attesa della valutazione della compatibilità ambientale da parte della CTVIA.
Va subito evidenziato che i tempi procedurali si sono dilatati notevolmente rispetto a quelli previsti dalla L 152/06, in quanto le società proponenti hanno, in palese violazione del dettato normativo, continuato a produrre elaborati integrativi, mentre il Codice prevede una sola possibilità di integrazioni (le ultime in data 29.02.2016). Tali integrazioni sono scaturite, sopratutto,  nel vano tentativo di porre riparo alle Osservazioni tecniche che evidenziavano lacune quando non palesi incoerenze progettuali. Un tale tatticismo, come si vedrà del tutto strumentale, ha costretto il Ministero alla ripubblicazione degli elaborati per la disomogeneità da quelli presentati in prima istanza e  a riaprire i termini per la presentazione di ulteriori Osservazioni.
E' bene ricordare che si tratta di due megaimpianti per la produzione di energia elettrica da fonte solare che occupano due estese pianure per un’estensione rispettivamente di ha 269 e di ha 232, attualmente utilizzate con fini agricoli e da aziende di allevamento ovino.

Area dell'impianto di Villasor - Decimoputzu
I progetti hanno registrato fin dalla loro iniziale presentazione la forte ostilità delle popolazioni locali, suscitando le opposizioni delle Amministrazioni dei territori coinvolti, di Comitati, delle Associazioni ambientaliste e dei Consumatori, della Coldiretti, di singoli cittadini e della stessa regione Sardegna. Nel corso della procedura sono state presentate un numero rilevantissimo di Osservazioni, tutte reperibili sul sito del Ministero, dalle quali possono evincersi le criticità e i rilevanti impatti negativi, di carattere ambientale, culturale e sociale, che conseguirebbero alla realizzazione degli impianti. La totalità delle Amministrazioni coinvolte nel procedimento per legge si sono espresse concordemente in modo negativo, in particolare si ricordano i pareri inoppugnabili delle due Soprintendenze (Beno Paesaggistici ed  Archeologica di Cagliari e Oristano), delle Direzioni Generali del MIBACT (delle Antichità e delle Belle Arti e Paesaggio), di quella ai Beni Paesaggistici, del Servizio ambiente (SAVI) della Regione Sardegna. In opposizioni si sono espressi i Consigli comunali di vari Comuni del Campidano nonché il Consiglio regionale della Regione Sardegna, come anche parere endoprocedimentale negativo è stato espresso dagli organi tecnici del MIBACT.
Impossibile elencare, anche solo nelle linee generali i molteplici motivi che sono alla base di una così forte e diffusa opposizione al progetto e che si possono evincere dalle dettagliate Osservazioni, alle quali si rimanda per una esauriente conoscenza della problematica. 
Se ne sintetizzano di seguito quelli di maggior rilievo:

  1.  Un consumo rilevante di suolo agricolo che verrebbe sottratto all’economia primaria. Si tratterebbe di un ulteriore depauperamento delle esigue superfici pianeggianti fruibili in Sardegna, che attualmente ospitano aziende con cospicue e certificate attività agricole e di allevamento ovino, le quali si vedrebbero addirittura espropriate dei fondi agricoli necessarie alla loro sussistenza.
  2. Alterazione irreversibile delle matrici ambientali suolo-acqua-aria in conseguenza degli ingenti sbancamenti necessari per riprofilare le geometrie orografiche, degli imponenti consumi idrici destinati ad esaurire gli acquiferi, delle immissioni nell’atmosfera di vapori e gas in grado di inquinare e alterare il microclima.
  3. Devastazione dei sottosuoli conseguenti alle realizzazione delle cospicue opere di fondazione degli impianti
  4. Sostituzioni paesaggistiche irreversibili, in aperto contrasto con contesti a forte valenza naturalistica (in adiacenza si estende il Parco regionale del Monte Linas).
  5. Sconvolgimenti dei contesti archeologici e preesistenze culturali.
Area agricola di "Campu Giavesu" - Cossoine

Oltre agli impatti di valenza ambientale e culturale, vi è da considerare che il modello di utilizzo delle FER come proposto con le CSP, si pone in aperto contrasto con le esigenze energetiche isolane. La Sardegna, per le sue caratteristiche ambientali, si è rivelata il paradiso della speculazione energetica, concretizzatasi con il proliferare dei megaimpianti che sfruttano le FER (alcuni tra l'altro sequestrati dalla magistratura per i reati di lottizzazione abusiva, truffa aggravata, falso etc...), i quali sorti a macchia d’olio e realizzati al di fuori di ogni pianificazione, in virtù di compiacenti interessi lobbistici e inadeguate normative, hanno depauperato in modo irreversibile risorse naturali e paesaggistiche. Ne è scaturita una sovrapproduzione di energia elettrica (un surplus del 46% rispetto ai consumi nel 2014), che per le inadeguate caratteristiche di una rete distributiva non magliata e male interconnessa, non ha portato (se non in minima parte) alla riduzione di quella derivante dal consumo delle fonti fossili, pur trovandosi in presenza di un generale quadro di contrazione dei consumi per il crollo delle attività industriali. Non a caso il PEARS in corso di approvazione da parte della Regione prevede la sostituzione del modello a concentrazione energetica puntuale, rappresentato dai megaimpianti, con un modello a produzione diffusa fondato sull’autogenerazione e sull’autoconsumo di energia elettrica ricavabile da FER.

E’ contro il modello della produzione concentrata di energia elettrica e la conseguente speculazione energetica che lottano Comitati ed Associazioni, pur favorevoli alla totale sostituzione delle fonti fossili con le FER, ma in un’ottica di un modello di sviluppo sostenibile che non alteri le matrici ambientali, che preservi i Beni Comuni, che valorizzi le identità culturali e le specificità sociali. Nel perseguimento di tale intento la sottoscritta Associazione ha provveduto a presentare numerose Osservazioni a questi e ad altri impianti ispirati ad analoghe logiche speculative.
Sono di contro fuori dei criteri di sostenibilità ambientale e del tutto opposte le finalità del Gruppo Angelantoni in relazione alla CSP sarde, che anche  sotto l’aspetto economico si configurano come autentici fallimenti se non sostenuti dai cospicui incentivi. Come dichiarato dagli stessi proponenti le CSP si configurerebbero infatti come autentiche “Vetrine per le tecnologie del termodinamico” nel tentativo di un export in improbabili mercati del Nord africa dove le condizioni ambientali appaiono idonee a un tale tipo di impiantistica, a differenza del contesto sardo che verrebbe sfruttato, solo per il periodo di vigenza degli incentivi, secondo un’ottica coloniale per interessi di puro marketing. Nell’ottica di perseguire un tale spudorato intento il gruppo Angelantoni ha da tempo intrapreso una serrata campagna mediatica, forte dei  legami in Confindustria e del sostegno delle lobbies delle FER, ricercando appoggi politici all’interno del Ministero dell’Ambiente come dimostrano gli stretti rapporti apparsi sulla stampa e le dichiarazioni dell’ex Ministro Clini  ad oggi rinviato a giudizio per noti reati penali e per il quale la nostra ed altre Associazioni, oltre a numerosi Comitati hanno presentato denuncia alle procure di Ferrara, Roma e Cagliari (vedi documento allegato).


Impianto termodinamico in Spagna
Pertanto, pur essendo noto alla scrivente l’alto livello di professionalità e la correttezza informativa di una trasmissione del livello di Report, si è ritenuto doveroso sottoporre all’attenzione della Direzione la delicatezza della partita che è in pieno svolgimento, la complessità delle problematiche in gioco, la presumibile difficoltà per un pubblico non preparato a decodificare dei messaggi informativi che potrebbero presentarsi di ambigua lettura e precostituiti.
Da una parte infatti si è da tempo in attesa che la CTVIA esprima quell’atteso giudizio sulla compatibilità ambientale di tali impianti, giudizio che si ritiene allo stato dell’arte non possa che essere formulato in termini negativi, considerato l’inoppugnabilità delle Osservazioni tecniche, la invalicabile opposizione sociale, e i trancianti e concordi pareri negativi formulati da Amministrazioni e Ministeri competenti.
Dall’altra il recente dibattito sulle FER, derivato dal Referendum sulle trivelle, e le polemiche sulle lobbies petrolifere, che hanno visto coinvolto perfino un Ministro,  potrebbero essere quelle utili onde da cavalcare al fine di sdoganare presso l’opinione pubblica l’idea dell’avvento salvifico di impianti da FER come le CSP, cui si opporrebbe solo uno sparuto gruppo di pseudo ambientalisti e una burocrazia inefficiente.

A questo punto il tacito e subliminale suggerimento, al quale, siamo certi, l’attuale classe politica non potrà non essere insensibile (considerati i precedenti), sarà quello di un salvifico emendamento o di una strumentale semplificazione procedimentale, che liberando le opere dalle pastoie di una inerte burocrazia, faccia piazza pulita di pareri negativi e Osservazioni avverse, e consegni la realizzazione dei progetti ad una sovrana decisione governativa. L’aver dunque ad arte determinata una strumentale dilazione dei tempi procedurali, si rivelerà l’arma vincente per una delegittimazione della VIA e per il superamento dell’inevitabile parere di incompatibilità ambientale da parte della CTVIA. 
Per chiudere, Report, trasmissione nota per imparzialità e perseguimento di fini etici e di interesse collettivo, si troverebbe ad essere inconsapevole strumento di una subdola manovra che distorcendo contenuti e verità, mira ad accreditare presso l’opinione pubblica alcune lobbies di matrice affaristico-imprenditoriale emergente che tendono a subentrare ad altre momentaneamente alla corda.

Una tale preoccupazione risulta confortata dalla costatazione che mentre in occasione di precedenti servizi televisivi  sono state sempre ascoltate almeno in contraddittorio le voci di tutte quelle rappresentanze espresse dalla società civile che si battono per la tutela dei Beni Comuni, non si ha notizia in questo caso di un analogo coinvolgimento. Al contrario dal lancio pubblicitario sembra emergere che il Gruppo Angelantoni intenda utilizzare la trasmissione e il mezzo televisivo per  veicolare informazioni che preparino l’opinione pubblica  a recepire come legittimo e risolutore un intervento governativo d’imperio.
Si chiede pertanto che il servizio in questione non venga trasmesso e che eventualmente si voglia procedere a fare informazione sulla materia, si proceda in prima istanza a prendere in esame il cospicuo materiale reperibile sul sito del Ministero e si passi poi a un confronto delle opposte posizioni in un’ottica di assoluta parità ed equilibrio dialettico. 

Si ringrazia per l’ascolto e si porgono cordiali saluti                
li 12 aprile 2016

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