lunedì 9 gennaio 2017

Il nuovo ponte di Sant'Antioco: un'opera inutile in tempi di crisi


Il ponte attuale e la scultura del maestro Salidu

La Spaini Architetti Associati assieme ad altri studi tecnici si è aggiudicata i giorni scorsi il primo premio nella gara per la progettazione esecutiva della circonvallazione di Sant'Antioco e del nuovo ponte di collegamento dell'isola col resto della Sardegna. "Tali opere consentiranno il passaggio di imbarcazioni a vela di grosse dimensioni, alle quali è attualmente impedita la navigabilità" si legge nel Piano Sulcis che ha previsto un importo di spesa intorno ai 70 milioni di euro per la realizzazione dell'opera.
A Sant'Antioco esisteva un problema di cui pochi avevano avvertito l'importanza e l'urgenza: il passaggio sotto il ponte delle imbarcazioni a vela di grosse dimensioni! Quello che non spiega il Piano Sulcis è la destinazione di queste imbarcazioni: perché devono passare sotto il ponte, dove sono dirette? E' davvero importante poter prendere la "scorciatoia della laguna", risparmiando di circumnavigare l'isola di Sant'Antioco, per queste grosse imbarcazioni che navigano in lungo e in largo per il mar Mediterraneo o che magari vengono dall'oceano Atlantico? E' giustificata la spesa di 70 milioni di euro per far risparmiare qualche ora di navigazione a delle barche dirette chissà dove? 
Rendering del ponte in progetto
Pensavamo che una comunità intelligente dovesse attrezzarsi per meglio ospitare e supportare le imbarcazioni e non invece fornire vie di fuga perché possano allontanarsi più velocemente!
E' bene ricordare che "la scorciatoia" si realizzerà a danno della laguna di Sant'Antioco, un ecosistema importante classificato Important Bird Area (IBA), fonte di reddito per numerose famiglie di pescatori, ricco di biodiversità e per questo molto fragile e delicato. Essa ospita ancora importanti praterie di posidonia che oltre a contribuire all'ossigenazione delle acque rappresentano un sicuro rifugio per uova e avannotti di diverse specie ittiche, oltre che per tanti molluschi come la preziosissima pinna nobilis. Pensare di trasformare la laguna in una corsia per aliscafi, in una pista per idrovolanti, o in autostrada per grossi natanti da diporto significherebbe vanificare il lavoro di recupero e di risanamento fatto negli ultimi decenni per condannarla nuovamente al degrado e portare a morte certa il suo ecosistema unico e irripetibile.
Attrezzi per la pesca in laguna
Se la vera motivazione per la costruzione del nuovo ponte è solo quella del passaggio delle grosse barche nella laguna, è bene affrontare seriamente tutte queste questioni prima di decidere di demolire un ponte in cemento armato realizzato trent'anni fa, dall'apparenza abbastanza solida e certamente in grado di sopportare la viabilità per molti anni ancora.  In Sardegna si transita ancora sui ponti in pietra costruiti dai romani, su ponti medioevali e su altri più recenti che hanno diversi secoli di vita. Un solo esempio: il ponte in trachite rossa sul Temo, a Bosa, costruito nel 1871 è tutt'ora aperto al traffico automobilistico.
E' abbastanza normale piuttosto che questa infrastruttura abbia necessità dopo trent'anni di una manutenzione ordinaria e eventualmente straordinaria. Nel caso in cui presentasse problematiche strutturali potrebbe necessitare di eventuali interventi più radicali, ma non per questo deve essere demolito.
Italia Nostra ritiene che assieme all'ipotesi di realizzare un nuovo ponte sia opportuno analizzare le diverse criticità esistenti nell'isola per meglio capire i reali bisogni e le necessità degli abitanti dell'arcipelago e stabilire quindi le priorità.
Rendering del nuovo ponte
Tra le infrastrutture più importanti ed essenziali per la comunità isolana (abitanti di Calasetta e Sant'Antioco, ma anche gli abitanti di Carloforte obbligati a transitare per questa isola)  si ritiene necessario privilegiare quelle che siano in grado di garantire:
1.    un collegamento rapido e sicuro verso l'isola madre, unica via per raggiungere il capoluogo sardo, l'aeroporto e il porto;
2.    un collegamento marino tra laguna e golfo di Palmas che garantisca il ricambio idrico della laguna e che consenta alle imbarcazioni dei pescatori di transitare dalla laguna al golfo e viceversa;
3.    un collegamento veloce tra Calasetta e Carbonia alternativo rispetto all'attuale: un percorso a basso impatto ambientale che eviti il centro abitato di Sant'Antioco e l'attuale tratto di SS 126 - Sant'Antioco/Carbonia  - ormai trasformato in una lunga periferia urbana;
4.    un approdo in grado di ospitare le imbarcazioni e offrire servizi alla marineria locale, categoria da sempre bistrattata e in perenne stato di precarietà;
Scorcio panoramico dell'area ex Sardamag
5.    la riconversione del porto commerciale in porto turistico che sia in grado di ospitare anche grosse imbarcazioni e di fornire supporto logistico;
6.    bonificare e recuperare l'area ex Sardamag da destinare ad attività compatibile con il centro urbano adiacente, col  mare e con l'infrastruttura portuale esistente e da ristrutturare;
7.    tutelare il mare dell'arcipelago, a garanzia della biodiversità e della salubrità delle acque, anche attraverso l'istituzione di un'Area Marina Protetta.
Probabilmente  esistono anche altre criticità, ma è bene soffermarsi su queste che a nostro parere appaiono tra le più importanti ed urgenti.
L'attuale ponte è già oggi in grado di soddisfare i punti 1 e 2, per il punto 7 (realizzabile a costo zero) è necessaria una volontà politica finora assente, gli altri quattro punti, tutti fondamentali e urgenti non trovano risposta oggi e non la troveranno neppure col nuovo ponte, ma potrebbero essere soddisfatti con i 70 milioni di euro che si risparmierebbero rinunciando a un'opera inutile.
Eppure il futuro economico di Sant'Antioco passa attraverso la soluzione di questi problemi - capace anche di offrire opportunità di lavoro a lungo termine - non certo con la realizzazione di opere grandiose, di dubbio impatto paesaggistico, che hanno come unico scopo quello di sprecare soldi pubblici senza alcun ritorno economico per le comunità.
 
Alba in laguna



venerdì 25 novembre 2016

Incendi in Sardegna

La precedente edizione di "Pianeta in Vendita" riguardava il tema degli incendi in Sardegna.

La nostra Associazione è impegnata da anni nella attività di contrasto verso questa vera e propria piaga che puntualmente ogni estate interessa la nostra isola causando distruzione e morte per il nostro ecosistema.

Domani a Sassari è previsto un importante incontro sul tema organizzato dalla Regione Sarda, dall'Università sassarese e dall'International Inner Wheel di Sassari,  che volentieri pubblicizziamo 




lunedì 14 novembre 2016

A rischio crollo il sistema di difesa costiero della Sardegna



Torre di Cala Domestica - Buggerru
Da anni Italia Nostra Sardegna segnala il rischio di crollo per numerose torri e fortificazioni costiere della Sardegna ormai ridotte a veri e propri ruderi.

Nella "lista rossa" di Italia Nostra sono state inserite alcune di queste torri e fortificazioni: le Torri di Ischia Ruja e Columbargia di Tresnuraghes, La Torre di Cala Domestica a Buggerru, la stazione semaforica di Capo Sperone a Sant'Antioco. Ma sono tante le torri a rischio crollo presenti lungo le coste della Sardegna. 
Alcune non esistono più: nel 2012 è crollata la Torre di "Scau 'e Sai" nel litorale di San Vero Milis.
Esiste il reale pericolo che si perda questo importante patrimonio culturale e paesaggistico che caratterizza le coste sarde. 
Del patrimonio delle Torri alcune sono ben conservate, quelle di difesa ubicate principalmente nei centri urbani, mentre invece quelle di avvistamento versano in quasi completo abbandono eccetto rare eccezioni.
Torre S'ischia Ruggia - Tresnuraghes
Italia Nostra ha maturato una importante esperienza nel recupero e nella gestione delle Torri Costiere. Dalla fine degli anni '80 del secolo scorso ha recuperato, allestito con una mostra sul patrimonio culturale e ambientale dell'arcipelago del Sulcis, e reso alla pubblica fruizione la Torre Canai di Sant'Antioco, visitata annualmente da migliaia di turisti e residenti: sono stati quasi 4.000 i visitatori nel corso del 2016.  Ogni estate la Torre ospita mostre, eventi culturali e ambientali.
La nostra sezione di Italia Nostra provinciale del Sinis Cabras Oristano ha dedicato un libro alle Torri Costiere dell'oristanese e alla loro salvaguardia.

E' necessario un intervento straordinario per il recupero del sistema di difesa costiero.  Un progetto unitario per tutte le fortificazioni, partendo da quelle più a rischio e interessando l'intero patrimonio. 
L'Agenzia della Conservatoria delle Coste - che con diverse delibere della Giunta Regione ha ricevuto in gestione parte di questo patrimonio - aveva a suo tempo presentato un progetto di massima per il recupero conservativo delle torri, i fari e le stazioni semaforiche. Si trattava di un progetto interessante: una rete museale e di ricettività a prezzi calmierati lungo le coste sarde, con la condizione che l'intero patrimonio sarebbe rimasto sempre fruibile dalle comunità e dai visitatori. 
L'intero progetto, a parte alcuni limitati interventi, sembrerebbe naufragato assieme alla Conservatoria delle Coste.
La torre di Villasimius

Le Torri costiere della Sardegna vennero erette a partire dal 1570 circa, per volontà della Corona di Spagna, proprio in attuazione di un piano di difesa dalle scorrerie dei Saraceni nelle coste sarde che, intensificatesi, provocavano gravi danni e la perdita di vite umane.
L’intero sistema difensivo era amministrato dalla Reale Amministrazione delle Torri, istituita da Filippo II di Spagna, nel 1581. Tale istituzione rimase in attività anche in periodo sabaudo per essere definitivamente soppressa soltanto nel 1842 e doveva provvedere alla progettazione e costruzione di nuove torri, alla manutenzione di quelle già esistenti, all'arruolamento dei soldati e al rifornimento di armi, munizioni e tutto l’occorrente per il funzionamento delle guarnigioni. Inoltre, rientrava nei suoi compiti l’arruolamento del personale di guardia non solo per le torri ma anche per coloro che dovevano perlustrare le zone di costa non protette. Infine, doveva occuparsi delle paghe dei soldati di guardia, nonché riscuotere le tasse necessarie per la gestione delle difese. Il rafforzamento delle piazzeforti fu accompagnato da una sorveglianza capillare delle regioni meno popolate sotto l’aspetto militare, fiscale e sanitario.
 
Torre di Capo San Marco - Sinis, Cabras

links utili


Blog Italia Nostra Sardegna - "Su semafuru" tra i monumenti a rischio
 
Torre Columbargia - Tresnuraghes